Sono un neurone impazzito in rotta di collisione contro un muro di etere...
La musica. Non è così banale. La musica, la musica che fugge le forme cristalline e proporzionate delle regole dell'arte plastica, e per questo regina di tutte le arti. La musica delle disarmonie, del flusso imprevedibile di momenti che si susseguono senza un senso logico. E' la musica del caos vitale e del continuo divenire, della sensibilità dionisiaca che non riesce ad assecondare il comune anelito di deformare l'informe nell'armonia, l'apollineo desiderio di accettare l'esistenza con la paura dell'assurdo e del tragico sempre incombente...
FACEVA quei sogni da quando era bambino. Riguardavano un passato indistinto e forse mai esistito. In posti sconosciuti e rassicuranti, con presenze amiche. Tepore, attesa, ordine, desideri, eccitazione, stanze luminose e calde, bambini che giocavano, voci remote e familiari, serenità, profumi di cibo e di pulito. Nostalgia un po' malinconica, e dolce. Erano sogni ricorrenti. Non c'era una vera storia, o personaggi riconoscibili, o posti noti. Eppure, quello era lo strano, gli sembrava di essere a casa, in quei sogni.

GIANRICO CAROFIGLIO, "IL PASSATO E' UNA TERRA STRANIERA".

In primo piano

Federico Rampini.
Una voce "autorevole" sulla questione cinese. Per non ripetere continuamente davanti alle ingiustizie del mondo: "E' colpa della Cina".

Calyx.
L'ombra (che ha fatto storia) di una cattedrale che aveva già fatto storia arriva fino ai giorni nostri..
what we're waiting for.
supernova578@hotmail.com
uno Stealth di Forza Italia

"Come ride with me
through the veins of history
I'll show you a god
who falls asleep on the job"

Muse, Knights of Cydonia

Varie

Io non mi faccio inciabattare.

Basta! Parlamento pulito

Anch'io mi devasto sparandomi un bel BloggerTour

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template dK (la mente), TheLegs (il braccio)
immagini coming soon.. non vi dimenticherò eh! :)

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sabato, novembre 07, 2009

###########. ##.

Nei grigi mal di testa sabatopomeridiani di novembre, riaffiorano alla mente ricordi.
Sono ricordi sbiaditi, un po' evanescenti. Ricordi che, per il loro modo di affiorare e galleggiare, arrivano insieme a un enorme punto interrogativo circa la loro natura.

Serate, serate intere, chiacchere evanescenti eppure così coinvolgenti. Che lasciavano traccia di sè a tal punto da entrare nei sogni e da imprimere un bacio indelebile nelle tue sensazioni recondite, quelle che più o meno inconsapevolmente rimangono come pietre di paragone.

C'è da sentirsi stupidi a ricordare queste cose come un vecchio Ismaele che parla della sua caccia alla Balena, ma una cosa che tutte quelle chiaccherate mi hanno insegnato è proprio a non rinunciare a violentare e farsi violentare dalle speculazioni altrui, come una perenne entropia, come una lotta senza fine, nel limbo di chi dà forma ai propri pensieri con lo stesso impeto con cui li lancia per aria e li fa dissolvere, come una manciata di coriandoli attorno al quale ruota il tramonto.

 


19:35 | plink | commenti
venerdì, ottobre 30, 2009

The way the light bends.

Il Pre Damo Suzuki gig rehearsal dei Black Ships è on air, che dire.
I cieli d'autunno, che porto nel cuore direttamente dall'Irlanda, passeggiano noncuranti di quel che avviene per le strade.
Capita che le pause nelle canzoni permettano di ascoltare il vento fra le fronde. Come se quelle pause fossero state messe lì apposta.
Spesso le delusioni sopraggiungono quando meno te l'aspetti, nelle situazioni che meglio pensi di avere sotto controllo. E' proprio in quel momento che, sfoderando la migliore delle ironie, cerchi di ridimensionare il tuo ego, o meglio, dargli un'altra forma, come travasandolo fra bottiglie diverse. E sorridi nervosamente, mordicchiandoti il labbro, perchè in fin dei conti, di Musica si tratta, e capisci che non vorresti mai stancarti di darle forma, di darti forma, perchè dandole forma ti dai forma e la distruggi. Il più tremendo rapporto di amore e sfruttamento che tu possa conoscere.
Mentre i cieli d'autunno scorrono noncuranti delle faccende del mondo, i primi lampioni della sera fanno capolino. Qui non si può avere uno skyline, ma un lampline lo puoi interpretare come meglio credi. C'è gente che sugli skyline ci scrive tesi di laurea, quindi non vedo perchè non dare uguale dignità ai lampioni. La loro presenza è un po' disorientante, confonde le acque, genera una luce che non esiste. E tu con lei. E con voi, orde di pensieri. E con tutti, e su tutti, i cieli d'autunno.


16:50 | plink | commenti
domenica, ottobre 04, 2009

Piccole considerazioni istituzionali (solo per questo sono un po' prolisso di maiuscole).

In questi giorni il Presidente della Repubblica non ha fatto altro che ribadire le sue funzioni istituzionali: riguardo la promulgazione delle leggi, facendo intendere (giustamente, anche se i confini di questa affermazione sono un po' labili) che il Presidente deve promulgare le leggi, e che probabilmente (ma chiunque è libero di smentire) sollevare dubbi sulla costituzionalità dello scudo fiscale è quantomai arduo (specie dopo la promulgazione di altri aborti legislativi totali); sia riguardo il "rispetto" da tributare verso le alte cariche istituzionali (specie se super partes), profondendosi in un'accorata ramanzina verso Di Pietro. Ok, su questo siamo d'accordo. D'accordissimo. Ma, senza voler giocare al "lui è peggio di me", dov'era il Quirinale quando Bossi, Ministro della Repubblica ha esposto il suo orrendo e storto dito medio contro l'Inno Nazionale e il Tricolore? Dov'era, quando Brunetta ha parlato di "giudici fannulloni" (considerando che Il Presidente della Repubblica è anche a capo del Consiglio Superiore della Magistratura)?? Ci sarebbero altri esempi (vedi Berlusconi che revisiona in diretta la storia del fascismo, dopo che l'antifascismo è una delle colonne portanti della Costituzione), però magari meno lampanti. Però insomma, diciamo che anche Napolitano in questi giorni sta entrando di testa nell'infausto gioco della querelle politica italiana, dove tutti giocano a spararla più grossa, che tanto il giorno dopo la tua frase sarà stata sepolta dalla bordata più pesante...

18:32 | plink | commenti
mercoledì, settembre 23, 2009

Is it gonna get you?

How in the world you gonna see

Laughin' at fools like me?

16:28 | plink | commenti
sabato, settembre 19, 2009

Atipico palindromico (7,1,2,6)

Succederà
presto.


14:34 | plink | commenti
venerdì, settembre 11, 2009

Pax!

: : :

Wash me away

Clean your body of me
Erase all the memories
They will only bring us pain
And I've seen all I'll ever need

: : :


Muse, Citizen Erased

14:26 | plink | commenti
domenica, settembre 06, 2009

Head of an Autumn Radio.

In 38 secondi scarsi

ho scaricato (gratis) uno dei nuovi pezzi dei Radiohead, dal loro sito.

Si chiama "These are my twisted words".



[Ora lo metto "on air"]

Il file è in una cartella compressa, la apro e per magia contiene anche

il testo della canzone

un artwork

e un file per stampare cartoline con cui giocare a creare paesaggi casuali di crepe.



Io adoro questi ragazzi.

Qualcuno potrà obiettare che è facile far scaricare gratuitamente un album quando si è all'apice del successo e pieni di soldi.

Ma basta farsi un giro sul loro blog (http://www.radiohead.com/deadairspace/) e c'è ben altro che spocchia da radical chic.

Sembra una bella copia di tutti i myspace che invadono la rete con un intento artisticamente naif.

I Radiohead non sono chiusi in clichè, non lo sono dopo 16 anni e passa di attività.

Sembrano ancora stupirsi come dei ragazzini, e condividere le loro menate e scoperte da delirio adolescenziale con la ferma convinzione di quell'età.

Sarà per questo che, dopotutto, continuano a resistere.



Ci vediamo presto, spero



: : :

05:26 | plink | commenti
lunedì, luglio 20, 2009

Cerco gruppo per cover di Vasco.

"Ciao a tutti

Sono un batterista di 23 anni. Cerco appassionati di musica per costruire una Vera band. Niente Cover. Non sono richieste esperienze o conoscenze tecniche particolari (io per primo non ne possiedo), è sufficiente una buona dose di creatività e uno strumento da cui saper trarre qualcosa di buono.

Nonostante il progetto che avevo in mente non si pone limiti stilistici o di sperimentazione, per facilitare le cose cito la musica che più mi è stata d’ispirazione negli anni(se vi riconoscete nella scelta non esitate a contattarmi, ne verrà fuori sicuramente qualcosa di insolito ed interessante):

joy division: K. Schulze: tangerine dream: the Cure: placebo: verdena: dead can dance: led Zeppelin): Paper chase: mogwai: afterhours: Altro: Giardini di Mirò: massimo volume: P. Glass: portishead: king crimson: tricky: depeche mode, massive attack, radiohead, bjork, blonde redhead e tanti altri…"



Questi sono i tipici annunci musicali. Di Bari? Chiaramente no, questa è pura marzianità, tipi che non vogliano suonare giusto per riempirsi le giornate come si farebbe con lo shopping o la partita di calcetto qui non se ne trovano.


Mi viene da ridere pensando alle rinascite culturali spesso paventate per la nostra terra, all'esaltazione della tradizione, al fiorire di jazz festival estivi e quant'altro che dovrebbero simboleggiare la poliedricità di questa regione. Balle, balle, balle. Sommiamo quanto ho detto adesso al fatto che il 90% dei musicisti nostrani sono o pseudojazzisti, o metallari, o aspiranti "coverbandisti" di Ligabue, Vasco o Led Zeppelin, e cosa ne vien fuori? Che siamo un popolo di fruitori, un popolo di consumatori, consumatori persino anche di arte. Che aspettiamo di timbrare il cartellino delle 17 e vediamo sulla guida che si può fare. "Che c'è da fare? No sai, c'è l'amichevole Brasile - Repubblica delle Banane, poi c'è il Grande Fratello, poi c'è il concerto di John Scofield, poi c'è quel poeta che legge Saviano". Bene, cosa c'è d'importante in tutto questo? Cosa hanno tutte queste attività in comune? Il consumare, il potersi sentire riempiti, e magari dire io c'ero, io c'ero alla lettura di Saviano, io c'ero al concerto di Patti Smith-che-poi-chi-cazzo-è-Patti-Smith-ah-è-quella-che-cantava-Because-the-night-wow-figo-andiamo-a-vederla!!! E allora, tutti in massa, in comitiva, cazzo sì Tricky, che figata!!!! Poi ci si vede in una sala prove e dici timidamente "Minchia, io vorrei unire questo ritmo un po' dub con questi accenti un po' noise". Panico. Ti senti osservato come un rettile che sta cambiando pelle e una placida e saccente risposta "eh ma tu la pensi così complicata, troppo cerebrale", che letta in controluce significa "la loop station lasciala a John Scofield e ai Sigur Ros, che noi non possiamo fare un cazzo, io voglio mettermi qua e suonare giusto per far divertire gli amici e cercare senza successo una ragazza, che sono dieci mesi che non batto chiodo". E la creatività, la rinascita culturale, la novità? Ma no, lasciamo stare, che anche l'arte amatoriale deve essere ben inquadrata, ci mancherebbe altro che anche la tua stessa anima possa pensare che tu sia pazzo.

20:53 | plink | commenti (1)
martedì, luglio 14, 2009

.

blog_450110095

09:32 | plink | commenti

Il vecchio sognava i leoni.

ROMA - "Egregio signor Salvatore Riina". Comincia così la lettera che Giovanna Maggiani Chelli, portavoce dell'associazione dei familiari delle vittime della strage mafiosa di via dei Georgofili a Firenze, ha scritto al boss dei boss, in carcere. L'occasione che ha spinto la signora Maggiani a scrivere, per la terza volta, a Riina è la laurea della figlia Francesca, rimasta ferita nell'esplosione del 1993 in cui perse la vita anche il fidanzato Dario Capolicchio, insieme ad altre quattro persone.

La laurea in architettura di Francesca è "una rivincita su quei 300 chili di tritolo usato sulla pelle di innocenti per nascondere ancora una volta le miserie di chi ha dato alla mafia la possibilità di andare in Parlamento".

Francesca Chelli, originaria di La Spezia, oggi si è laureata in architettura a Firenze con 110 e lode. All'epoca dell'attentato abitava in via dei Georgofili con Dario. Da allora non è più stata la stessa. "I suoi uomini - scrive la madre a Riina - le hanno rovinato la vita", ma aggiunge: "Il suo tritolo, il vostro tritolo e di quanti con voi lo hanno fortemente voluto per salvarsi dalla galera, ha spezzato mia figlia ma non l'ha piegata. Pur tra mille difficoltà e uno Stato spesso disattento, mia figlia ce l'ha fatta a raggiungere l'obiettivo che si era prefissata".

Nella lettera Giovanna Maggiani Chelli ricorda di aver già scritto a Riina per chiedere un suo pentimento ma "lei ritiene di non essere 'un infame', "lei una coscienza non ce l'ha. Ma se può consolarla, tra i politici, nelle istituzioni, fra i dirigenti di aziende e finanziarie importanti, fra i direttori di banca come fra gli alti prelati sono in tanti a non avere una coscienza... come lei". E conclude: "Dica a sua figlia di trovarlo lei il coraggio di raccontare tutto quello che sa, di dirci con chi il padre andava a braccetto e anche sua figlia ce l'avrà fatta, alla faccia di chi, ogni giorno, dice fra sé e sé tanto i Riina non parlano perché sono mafiosi con la coppola e loro non tradiscono, noi invece con i colletti bianchi li sappiamo tradire eccome".



La Maggiani Chelli spiega di voler informare l'ex "capo dei capi" della laurea della figlia, perché "suo cognato Leoluca Bagarella brindò quando esplosero le bombe nel 1993. Oggi sappiamo che tutti brindaste perché sapevate che vi avrebbero abolito il '41 bis'". "Io brinderò pubblicamente - continua la Maggiani Chelli - quando moriranno coloro che nel 1993 ci hanno messo nelle mani della mafia, ogni volta che ne morirà uno solleverò un calice e urlerò come fece Bagarella quando morirono i nostri figli (...) Posso oggi ben dirlo: quella mattina del 27 maggio 1993, mia figlia doveva affrontare un importante esame di architettura. Il sistema marcio, colluso con Cosa nostra, colluso con lei, ha cercato di fermarla, ma non ce l'avete fatta".




Leggi distrattamente queste parole, a volte. Le leggi come le migliaia di testimonianze di vittime della mafia, ormai esautorate della loro potenza, cristallizzate nella gabbia del ricordo, destinate a far fremere il pubblico borghese pagante.

Ma stavolta no. Dopo il report quotidiano di un Paese che ormai deve affidarsi alle burle di un comico per dare una scossa a questa catatonica Fattoria degli Animali, questa lettera è pura poesia titanistica, un vero tumulto per chi abbia orecchie per ascoltare.

Una piccola signora sfida quello che a buon conto si può definire il potere, anzi, il Potere, e fa niente che sia dietro delle sbarre, Don Riina è sempre lui, è il Capo dei Capi. La prima sfida (forse inconsapevole) arriva già dall'intestazione, quel "signor" che tanto fa offendere gli uomini d'onore perchè li fa sentire degli stronzi qualunque. Il resto lo fa tutto la grande dignità che traspare da queste parole, mai fin troppo comprese, parole che nella contorta e debosciata Storia degli ultimi vent'anni sono un urlo puro, l'urlo puro di chi sente di essere inevitabilmente e incontrovertibilmente vittima della Storia, un minuscolo ingranaggio che, perfettamente imbevuto di dettami repubblicani e democratici, soccombe di fronte alla tragica (la cui essenza è tanto più tragica quanto è reale) intesa irrazionale fra poteri apparentemente antitetici.

Sono gli eroi destinati al silenzio, o almeno al silenzio della comprensione. Eroi che purtroppo non sarebbero più tali, in questa contingenza storica, se riuscissero seriamente a venire allo scoperto. I primi a venir meno sul Titanic. Eroi, che nella confusione delle urla mediatiche, strappano una lacrima silenziosa.

02:18 | plink | commenti
martedì, giugno 30, 2009

Rollrollrollrollroll.


"Ignavo. Il tormentone degli ultimi anni".


...


Quattro pagine volate sotto le dita - in qualche modo.


Paragrafi interi, pixel in successione disordinata sotto i miei occhi un po' stanchi e distratti.


E poi, perchè mi sono bloccato? Perchè il mio dito si è alzato di scatto?


Forse perchè dopo sterminati racconti pieni di immagini, ho trovato qualcosa di più essenziale.


In fin dei conti, ci sono arrivato. E non mi chiedere perchè ci sia arrivato così speditamente.


Ma è il destino.


In fin dei conti, è 30 giugno per tutti, no?


13:42 | plink | commenti
lunedì, marzo 09, 2009

Achille e la tartaruga.

Emozione e sensazione si rincorrono. Senza soluzione. Senza via d'uscita.

Un cenno, uno strattone, e poi via nella notte. Nella fredda fredda notte.

00:04 | plink | commenti (1)
sabato, febbraio 28, 2009

Tempo fa, questo blog nacque e in esso, pensieri immediati, nella loro complessità, prendevano forma. Attualmente il sottoscritto, seppure alla ricerca di una complessità (macro- o micro- che sia), ha qualche ostacolo fra sè e la realizzazione di quell'intento (inconscio) primigenio. Semplicemente, non ci riesce. La vita è sempre frammentata e, in questo astolfico inventario in cui affiorano qua e là pietre miliari, scorrono pensieri che rischiano di perdersi se non trovano post-it su cui fissarsi, anche temporaneamente. Non ho più voglia di dare in pasto alla Rete pensieri grezzi a volte poco consistenti, però credo ancora che ogni tanto condividerli possa solo giovare. Tanti saluti a chi ancora passa di qua.

19:10 | plink | commenti
lunedì, gennaio 26, 2009

"Ok è un loop, però..."

La polvere si alzava, al suono secco degli zoccoli del possente cavallo.
La luna argentina sorrideva maliziosa nella notte. I suoi fiochi raggi presero a danzare con i finissimi granellini di polvere.
Uno dei granellini si posò sul guanto, ormai distrutto, del Cavaliere.
Il Cavaliere osservò il granellino, che luccicava come un brillante nella notte della duna.
Il cavallo procedeva da solo, sembrava non aver bisogno di essere guidato o spronato. Tuttavia, il Cavaliere non voleva rinunciare al contegno del suo ordine. Avrebbe voluto rimirare il brillante che gli si era adagiato sulla mano da vicino, avrebbe voluto osservare le fluttuazioni degli infiniti mondi che, in un momento solo, si facevano e disfacevano in quel minuscolo luccichio.
Ma non poteva.
Il Cavaliere sentì il peso di mille universi sul dorso della mano e, mantenendo la postura delle parate marziali che lo accompagnavano da tempo immemore, proseguì la sua marcia nella notte e nel silenzio, rotto ogni tanto da un passo del suo cavallo che affondava più pesantemente nella sabbia della duna.
Scivolava dentro e fuori dai suoi sogni. Dentro e fuori.

01:54 | plink | commenti (1)
venerdì, gennaio 09, 2009

 "Riprendete il vostro denaro, señor Maioranos. E' troppo sporco di sangue".
 "Siete povero".
 "Che cosa ne sapete?"
 Prese la banconota, la lisciò tra le dita affusolate e la mise con gesto indifferente nella tasca interna della giacca. Si morse il labbro con i denti bianchissimi che si hanno sempre quando la pelle è scura.
 "Non avrei potuto dirvi più di ciò che vi dissi la mattina in cui mi accompagnaste a Tijuana. Vi offrii l'opportunità di chiamare la polizia e farmi arrestare".
 "Non ce l'ho con voi. Siate fatto così e basta. Per molto tempo non riuscii affatto a capirvi. Avevate bei modi e ottime qualità, ma c'era qualcosa che non andava. Avevate i vostri criteri morali e li rispettavate, ma erano individualistici. Non avevano alcun rapporto con qualsiasi sorta di etica o di scrupoli. Eravate un simpatico ragazzo perchè di indole buona. Ma vi sentivate a vostro agio tanto con i delinquenti e gli arruffoni quanto con le persone oneste. Purchè i delinquenti parlassero un buon inglese e sapessero stare a tavola. Siete un disfattista morale. Forse è colpa della guerra, forse siete nato così. [...] Avete avuto molto da me, Terry. In cambio di un sorriso, e di un cenno col capo e di un saluto fatto con la mano e di qualche minuto di serenità in un bar silenzioso, di quando in quando. E' stato bello finchè è durato. Arrivederci, amigo. Non vi dico addio. Vi dissi addio quando significava qualcosa. Vi dissi addio in un momento di tristezza e di solitudine, quando sembrava definitivo".
 "Sono tornato troppo tardi", mormorò. "Questi interventi di chirurgia plastica richiedono tempo".
 "Non sareste tornato affatto se non vi avessi stanato".
Ebbe improvvisamente un luccichio di lacrime negli occhi e si rimise in fretta gli occhiali scuri.
 "Non sapevo quel che avrei fatto", disse. "Non avevo deciso. Volevano che non vi dicessi nulla. Non avevo preso una decisione, ecco tutto".
 "Non state a crucciarvi, Terry. Troverete sempre qualcuno che agirà per voi. [...] Siete un bravissimo ragazzo sotto molti aspetti. Non vi giudico. Non l'ho mai fatto. E' solo che non esistete più. Ve ne siete andato da molto tempo. Avete bei vestiti, e siete profumato ed elegante come una sgualdrina da cinquanta dollari".
 "E' soltanto una finzione", disse in tono quasi disperato.
 "La cosa vi eccita, non è vero?"
 Le labbra gli si incurvarono in un sorriso triste. Alzò le spalle con una mossa espressiva e tutta latina.
 "Naturalmente. Non c'è altro che la finzione. Non esiste nient'altro. Qui dentro", e si toccò il petto con l'accendino, "non c'è nulla. Ne ho abbastanza, Marlowe. E' da un pezzo che ne ho abbastanza. Bene... ora è tutto chiaro, credo".
 Si alzò. Mi alzai. Mi tese una mano magra. La strinsi.
 "Arrivederci, señor Maioranos. E' stato un piacere conoscervi... sia pure fuggevolmente".
 "Addio".
 Si voltò, attraversò la stanza ed uscì. Guardai la porta che si chiudeva. Ascoltai i suoi passi che si allontanavano nel corridoio dal pavimento in finto marmo. Dopo qualche attimo divennero fiochi, poi non udii più nulla. Continuai ugualmente ad ascoltare. Per quale ragione? Desideravo forse che si fermasse, improvvisamente, e si voltasse e tornasse indietro a parlarmi, a scacciare da me l'amarezza che provavo? Bene, non lo fece. E non lo vidi mai più.

Raymond Chandler,
Il lungo addio

02:11 | plink | commenti
lunedì, gennaio 05, 2009

Top five #1.

Il 2008 è passato (da un bel pezzo), ma come tutti sapranno, il mio cervello lavora un po' quando gli pare a lui e con la velocità che vuole. Detto ciò, unitamente al fatto che ho intenzionalmente passato le vacanze di Natale con il cervello di cui sopra sotto formalina (bene in vista sul comodino) e al fatto che l'ultimo libro che ho letto nell'anno passato è High Fidelity di Nick Hornby, è naturale che, in questo momento, in cui le vacanze sono agli sgoccioli, abbia provato a sintetizzare alcuni momenti salienti del 2008 nelle famigerate Top Five tanto amate da Rob Fleming. La prima, tanto per cambiare (ma se vogliamo, anche un omaggio all'attitudine del protagonista di High Fidelity), è la Top Five delle canzoni del 2008, dei fermoimmagine un po' naif, un po' profondamente freudiani, di momenti di pura vita a gocce. Per comodità, NON sono in ordine "cronologico", nè di presupposta "preferenza".

1) Keane - Is it any wonder?
"These days, after all the misery you made, is it any wonder that I feel afraid, is it any wonder that I feel betrayed?"

Ci ho già scritto qualcosa su questa canzone. Ed evidentemente ha proprio lasciato il segno. Tra l'altro ricorre in un album (Under the iron sea) in cui le turbolenze che affliggono le amicizie sono rappresentate, per l'appunto, come un mare d'acciaio. Da ricordare, durante la mia festa di laurea, il sottoscritto, già sulla strada dell'ubriachezza molesta, che canta a squarciagola la sopracitata canzone mentre serve l'insalata di riso, davanti alla faccia "a punto interrogativo" del diretto interessato, alle facce divertite degli astanti, e delle facce ancora più divertite di coloro i quali potevano cogliere il fine collegamento.

2) The Verve - Appalachian Springs
"I was wondering if we've got that real soul, you know, the thing you cannot trade or ever own... I took a step to the left, I took a step to the right, and I saw myself and it wasn’t quite right... a step to the dreams, slippin’ out, slippin’ in and out of dreams..."

..che se trovassi il modo, metterei nella citazione anche il finale. Un minuto e trentanove secondi di assoluta poesia musicale, di piccoli muri sonori che si fanno e disfanno continuamente sotto i gentili colpi di fraseggi che sanno di autunno, sigarette e pioggia. Una poesia che oso paragonare alla passeggiata nella Città delle Nubi di Guerre Stellari di Mike Ratledge, in Out-Bloody-Rageous. Il signor Nick McCabe, chitarrista dei Verve, mi ha insegnato in via del tutto definitiva a parlare con la chitarra, e a colpire al cuore con gentilezza, senza troppi effetti e violenza (se escludiamo una loop station da almeno 300 euro, chiaramente :D). Vedrò di farne veramente tesoro.
Questa canzone, ascoltata massicciamente dalla fine dell'estate, mi ha accompagnato in un viaggio molto particolare, un viaggio che apre a qualcosa di quotidianamente nuovo, un viaggio fatto di notti silenziosissime godute con il sonno, con sigarette fumate fuori al freddo e con film visti sotto le coperte (senza addormentarmi, cosa che patologicamente mi affligge), un viaggio di timidi approcci con la realtà adulta delle conferenze (ommioddio) e conclusosi con quel libro di Carver trovato sulla scrivania al mio ritorno.

3) Mgmt - Time to pretend
"I'm feeling rough, I'm feeling raw, I'm in the prime of my life... This is our decision, to live fast and die young, we've got the vision, now let's have some fun. Yeah, it's overwhelming, but what else can we do? Get jobs in offices, and wake up for the morning commute? Forget about our mothers and our friends, we're fated to pretend".

L'estate inoltrata. Il post-laurea, le macchine di nuovo lanciate nel cuore della notte alla ricerca di non si sa cosa, non si sa chi. L'irresistibile richiamo verso abbandono alle situazioni, alle emozioni sparate in cielo nel cuore della notte come stelle filanti. La necessità di esorcizzare le delusioni cocenti, di lasciarle entrare a poco a poco per non farsene travolgere. La spiaggia, la chitarra e il fuoco. L'ardente volontà di ricominciare da capo, parando colpo dopo colpo. O dio, il testo di questa canzone è così maledettamente chiaro e limpido, ma i pezzi del puzzle che mi forma in testa mi fregano continuamente e non vogliono mai combaciare, danzano davanti ai miei occhi in un suono synth edonistico che non conosce pace.

4) Baustelle - Charlie fa il surf

"Io non voglio crescere, andate a farvi fottere".

Chiaro, semplice e conciso. Non basta? :-) Certo, sembra strano in un anno in cui ho inanellato laurea e dottorato, però è così. Mi sento un po' allergico alle situazioni freddamente formali. Certamente ho smussato un po' alcuni lati troppo cazzari del mio carattere, però in certi momenti continuo ancora a sentirmi a disagio. E poi voglio dire, il traguardo professionale (parolone, ma da qui a tre anni è un'eternità) non coincide necessariamente con una stabilità emotiva. Lì c'è ancora molto da lavorare. Senza paroxetina, senza sacrificare piccoli spazi e momenti, senza pretendere di essere una persona matura. Avere quindici anni come Charlie significa ricercare una propria attitudine, significa studiare nello stesso pomeriggio derivate parziali e metriche tardoimperiali e rilievi del Pergamonmuseum; significa cercare di mantenere la propria mente nell'elasticità, senza troppe fisse mentali e con una buona dose di incoscienza. Non voglio la sindrome di Peter Pan; voglio solo continuare a cantare Love Affair senza patetica nostalgia per il passato. E' questione di equilibrio, non è mica facile.

5) Afterhours - Riprendere Berlino
"Luce del mattino, luce di un giorno strano, pensavi di essere perso, e cambia il tuo destino... non sarebbe bello non farci più del male? E non sarebbe bello se capitasse a noi?"

Voglio dire. Non è la classica canzone come It's a long way to Tipperary che non puoi non dedicare a un viaggio in Irlanda. Questa canzone, oltre a citare Berlino in punta di piedi, quasi come una mitica città da conquistare, affresca con pennellate ora vaghe, ora precise, lo stato d'animo con il quale ho (finalmente :D) preso quell'aereo, con quei coretti ho sfrecciato attraverso le nuvole. Leggeri nel testo, leggeri di fatto. Non ricordo se l'ho mai detto ai miei compagni di viaggio, ma li ho veramente amati :D. 

19:13 | plink | commenti (3)
giovedì, novembre 20, 2008

"Se solo potessi vedere quello che ho visto con questi tuoi occhi!"

blade_runner-coocoo
Ed eccomi qui, sì.
Mi sto lavando le mani dal sangue del mio creatore. E già immagino, a questo punto, che siate disorientati. Perchè, per quanto i vostri preziosi ed altolocati filosofi abbiano parlato, voi avete ucciso il vostro dio solo a parole. Passeggiando sui laghi. Imbrattando carte, riempiendo fogli destinati a ingiallire, consumarsi, logorati dal tempo e dai candidi piedini dei vostri infanti, venuti al mondo per sopraffarvi e stravolgere le vostre regole sotto i vostri occhi impotenti.
Io, invece... sì, io ho visto cose che voi, umani troppo umani, non avete la pura banalità di poter immaginare. Io ho visto il mio creatore con questi occhi. Senza entrare nei vostri stati mistici, senza chiedere l'aiuto dei vostri preti. Lui era davanti a me, come lo siete adesso voi. E io gli ho parlato, come un bambino parla col padre. Come Adamo ha parlato con il vostro dio. Perchè io, nonostante il mio aspetto, ho l'età di un bambino. E mio padre ha deciso per il proprio figlio un destino glorioso e crudele allo stesso tempo. Mi ha affidato compiti rischiosissimi, compiti che non avrebbe affidato a nessun altro perchè mi ha creato perfetto. Non come voi, piccoli umani corrotti e incapaci che adesso mi date la caccia.
Perfetto.
Resistente al dolore.
Alle temperature estreme.
Ai viaggi nell'iperspazio.
Però, il mio creatore ha fatto di me una rosa, tanto splendida quanto tremula, destinata a morte prematura. Forse pensava che io potessi avere paura. Ma poi ho capito che il mio passato non è plastificato e ingabbiato in qualche vecchia foto. Il mio passato è lì, ora, da qualche parte della galassia, è in quel palazzo, l'unico su cui batte quel freddo sole spietato. E io ero arrivato alle pendici di quel palazzo, per rivendicare al mio creatore un tassello mancante alla mia perfezione. Ho scalato, metro dopo metro, quel palazzo. E mi son trovato davati a lui, al mio creatore. Eravamo io e lui. E ditemi, ditemi voi, cosa fareste se mai vi fosse data la possibilità di incontrare faccia a faccia il vostro dio, il vostro creatore? Di camminare sul suo stesso pavimento, di essere al suo stesso livello, fissarlo negli occhi senza timore sapendo che vi ha creati perfetti? Io penso che voi, umani troppo umani, già in quel momento avreste fatto quel che ho fatto io, gli avreste cinto il volto con le mani, e lo avreste stretto in un amorevole, disperato, intenso, tremendo abbraccio. L'ho voluto fare, per quel poco che mi rimane da vivere, perchè in quell'abbraccio il mio creatore mi ha tolto qualsiasi speranza di completare la mia perfezione. E' stato il mio gesto estremo.
In fin dei conti, quello che veramente mi mancava da fare, e che voi, umani troppo umani, non potrete fare mai.
E adesso... sotto questa pioggia mi dissolvo. E' tempo di morire.

blade_runner-time_to_die

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martedì, novembre 18, 2008

E riesco appena a stupirmi. Va tutto bene.

Le sue labbra si incollarono a quelle di lei.
Cosa sta accadendo? pensò. L'aria era fredda e trasportava odore di legna bruciata. Ma tutte quelle sensazioni svanivano pian piano, man mano che davanti ai suoi occhi quel moto perpetuo si faceva sempre più invadente. Quelle correnti gialle, che dissolvevano nel grigio, e di nuovo gialle, e poi ancora grigie.
O mio dio. I suoi occhi, dritto davanti a sè, si incrociarono con quelli di lei, fissi e sbarrati. Rimase sconvolto da quell'espressione a metà, non vedeva le labbra di lei, erano incollate alle sue. I lineamenti di lei si annebbiavano, la legna sembrava ardere vicinissima ai suoi occhi.
Si passò una mano fra i capelli, poi la passò fra quelli di lei. Quel soffice contatto lo scosse un attimo, a tal punto da fargli discostare le labbra da quelle di lei.
Le sue labbra tremavano. Anche le labbra di lei tremavano. Si guardarono un attimo, poi lui si passò la punta della lingua sul labbro inferiore. Entrambi ansimavano.
Mmm. Etere. Le correnti gialle, dissolvendosi nel grigio, attraversarono quello spazio infinitesimale fra i loro occhi e le loro labbra. Lui le osservò. Sbattè le palpebre lentamente, come un timido sorriso che si affaccia sull'ignoto. Mmm. Etere. Si tuffò di nuovo nello spazio che li divideva, la afferrò cingendole le spalle e le sue labbra fuorono di nuovo incollate a quelle di lei.

02:51 | plink | commenti (2)